02/03/09

Le ragioni della scrittura. Sedurre il mondo con le proprie storie


Tempi difficili per l’arte della scrittura, ormai ridotta alla mendicità. Oggi a prevalere è, infatti, la lingua nevrotica e contratta delle e-mail, degli sms, dei luoghi comuni. Una sputacchiante dislessia che dice, comunica, ammicca graficamente, ma non racconta nulla.
Per fortuna (?) in questa crescente desertificazione della parola scritta resistono gli aspiranti scrittori. Coloro, cioè, che della scrittura hanno fatto una ragione di vita, o per meglio dire il vezzo sragionato del proprio narciso, del voler comunicare agli altri la pena di esistere (ignorata, come è, dal circostante consorzio degli umani).
Ecco allora, alla bisogna, scuole, manuali, kit-pronto-uso di scrittura creativa che insegnano a mutare piccole o grandi disperazioni (l’esigenza di farsi notare è comunque una disperazione) in vicende universali. Perché – e qui il discorso potrebbe farsi serio – narrare è riuscire a trasformare in storia di tutti ciò che quasi sempre comincia con il puro autobiografismo.
Del resto, avverte Roberto Cotroneo nel suo Manuale di scrittura creativa, se desideriamo scrivere è “per sedurre il mondo” e questo ambizioso obiettivo sembrerebbe trovare sostegno anche in un autore del peso di Vincenzo Cerami (vedasi i Consigli a un giovane scrittore), che spiega, appunto, come raccontare sia “in qualche modo porre domande difficili al mondo”.
E’ pur vero che se la gran parte degli aspiranti scrittori avesse letto anche solo una ventina di titoli fondamentali della storia della letteratura, rinuncerebbe in partenza a voler “sedurre il mondo” in tal guisa, scoprendo che altri lo hanno già fatto a livelli talmente sublimi e definitivi da far sentire chiunque terribilmente inadeguato a certe repliche.
Però siamo sinceri. Se si smettesse in assoluto di scrivere, accadrebbe che anche i venti titoli basilari della letteratura poco prima evocati, sarebbero destinati a rimanere per sempre così limitati. Per non dire, poi, come in una devastante atrofia della parola scritta, potrebbe morire definitivamente il racconto del mondo. Perciò arriviamo a un compromesso. Stabiliamo in partenza, con l’ironia e la spregiudicatezza di Giorgio Manganelli, che “lo scrittore sceglie in primo luogo di essere inutile” (La letteratura come menzogna). Dopo di che, coloro che ne avessero desiderio e magari talento sono vivamente pregati di non rinunciare a questo inutile esercizio.

2 commenti:

commissario Cantagallo ha detto...

Buonasera direttore Oliveto,
mi chiamo Fabio Marazzoli e sono un autore di romanzi gialli ambientati in un piccolo paese della Toscana centrale. Fino ad oggi, sono stati pubblicati due racconti - "Dentro un vicolo cieco" e "Omicidio sotto il sole" - da Lalli Editore di Poggibonsi.
Un terzo racconto "Il filo di Arianna" è stato pubblicato sul sito internet di Valdelsa.net.
Condivido quello che Lei ha scritto in questo blog. Le chiedo una cortesia: avere un suo parere, un suo breve commento, su un mio libro pubblicato, magari su quello più piccolo, oppure su quello in linea su Valdelsa.net.
Nel mondo editoriale si incontrano molte difficoltà in questo senso e per me sarebbe un grande onore leggere la sua opinione su un mio racconto.
Io sono fra coloro che hanno il desiderio di scrivere e che non vogliono rinunciare a questo inutile esercizio.
Rimango in attesa di una Sua risposta e La ringrazio per il tempo che mi concederà.
La saluto cordialmente.

Fabio Marazzoli

Luigi Arista ha detto...

Ebbene sì, caro direttore Oliveto, trovo che le cose stiano in massima parte come le presenti tu. Chi scrive è spesso un Narciso, che si specchia e che, stando al mito, nell'acqua (delle sue parole) crede di trovare la sorella (l'altro della realtà); altre volte il bisogno di notorietà è frutto di una grande
deprivazione (del senso di sé, sempre nella realtà); allora nasce il tentativo di sedurre il mondo, cosa che altri hanno già fatto egregiamente; tuttavia se nessuno più scrivesse, il mondo non sarebbe più raccontato nelle nuove forme della Lingua, che ne racconta nuove analogie. Georg Christoph Lichtenberg nel '700 già diceva: "Vi sono oggi in Germania più scrittori di quanti ne bastino ai quattro lati della Terra." E adesso, certo, è 250 anni peggio. Però ti chiedo una precisazione, o meglio un approfondimento, se potrai. Nelle "ragioni della scrittura" di cui parli, non vedi qualche differenza con le "ragioni dell'arte" di una scrittura? Conosco ormai la tua ironia piena di "senno". Ma sai che c'è? Non sono d'accordo con Manganelli; dunque sebbene siamo imprigionati in una babele di scritture inutili, anche uno solo e nuovo testo che sia d'arte io lo ritengo di una imponente utilità.
Cordialissimi saluti.
Luigi Arista